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La categioria Dj al Tour Music Fest: Intervista a Silvia Zazzaretta di Remix Me

Silvia Zazzaretta, DJ professionista e fondatrice di Remix Me, la più importante scuola per DJ di Roma, è stata una dei giurati della Categoria DJ al Tour Music Fest 2017.

L'abbiamo incontrata per chiedergli qualche impressione su questo primo anno della Categoria DJ al Tour Music Fest di Remix Me e di tanto altro, ecco cosa ci ha detto:

Allora Silvia, come giudichi questo primo anno in giuria per la Categoria DJ al Tour Music Fest?

È stato divertente! Riconosco che il Tour Music Fest ha un ritmo molto sostenuto e non ci si annoia mai. Temevo che ascoltare così tanti Dj fuori dal naturale contesto del club e della discoteca, potesse perdere di potenza ed energia, invece lo show è stato comunque rispettato.

Dal punto di vista tecnico, in fase di ideazione della categoria DJ, ci siamo chiesti quali requisiti valutare delle performance dei concorrenti. Primo fra tutti, la scelta dei brani. Indipendentemente dal genere musicale scelto, la sequenza è capace di creare aspettativa, di trascinare con il groove, di trasmettere energia ed entusiasmo?

Questa è una prima ed importante abilità per valutare un DJ, c’è chi suona per se stesso, chi per il pubblico. Rispetto alla tecnica, ho visto confermate le mie idee; chi usa i controller in combinazione al computer è in genere più principiante; solo pochi sanno sfruttarne le funzioni avanzate e altamente professionali che questi ti danno. Le performance migliori sono state quelle che utilizzano la console tradizionale, un Mixer e due CDJ o due Technics. Poi c’è l’originalità, la capacità di uscire dal tracciato del genere musicale, da quello che ci arriva preconfezionato dal mercato della musica. Saper ripensare un brano e proporlo sotto nuova luce. Unire ad esempio, un brano techno con la base di Twin peaks, questa è l'originalità. Ultimo skill per un DJ, la presenza scenica. Essere credibile, attento a guardare il pubblico per capire cosa sta andando bene, cosa no. Anche in questo caso, c’è chi si esibisce per se stesso, chi ha come obbiettivo il pubblico. Dal mio punto di vista, do grande importanza a: una tecnica pulita, una scelta oculata dell’ordine di suonata dei brani, e un minimo di ricerca e originalità nella proposta musicale. Se questi primi tre punti vengono rispettati, la presenza scenica è assolutamente secondaria. Per contro, se vedo un Dj dimenarsi come se stesse al mega evento e poi suona la solita hit con una tecnica approssimativa e sporca, divento spietata.

Tu credi molto nella formazione del DJ tanto da fondare una scuola dedicata. Uno dei premi di questa edizione, oltre a Licenze Ableton Live, è stato proprio una borsa di studio per un Corso di Ableton Live offerto da Remix Me. Ci racconti in cosa consiste il premio?

Dunque, il Corso è un primo fondamentale step per imparare a utilizzare il software più in uso dai produttori di musica elettronica: Ableton Live di cui Remix Me è una scuola certificata, nel senso che il programma didattico è scelto in accordo con la casa produttrice e che studiando da noi, hai accesso alla versione educational del software. Il corso si articola in 13 lezioni in classe da tre ore ciascuna e fornisce le prime basi per orientarsi nella costruzione di ritmiche, nel utilizzo di effetti e nella performance dal vivo.



A proposito di questo, a tuo parere quanto è importante che un DJ continui a studiare e ad aggiornarsi nel corso della propria attività artistica?

Per esperienza tanti Dj e musicisti si sono affacciati a scuola, per perfezionare la proprie capacità. Magari conoscono molto bene la musica ma non la tecnologia associata. I macchinari sono in continua evoluzione, lo stesso Ableton Live è in continuo aggiornamento, quindi, da una parte ci sono professionisti che hanno bisogno di fare un upgrade, passare dai vinili ai cdjs ad esempio; altri che hanno imparato da soli ed hanno una conoscenza che io definisco a macchia di leopardo, ed hanno bisogno di mettere ordine e coerenza nei processi creativi e produttivi. Altri, sono autori di brani, ma davanti ad una console da DJ impallidiscono. Altri vogliono diventare DJ, andare dritti all'obbiettivo senza perdere tempo; Altri vogliono avere la certezza di imparare a fare la cosa correttamente. Fare un corso di produzione di musica elettronica o DJ serve a ricevere una spiegazione tecnica certa, imparandola velocemente.

Sappiamo che da quest’anno Remix Me attiverà una sede nuova. Come funzionerà, dove vi trasferite?

Nella nostra nuova sede presso un centro di formazione musicale di eccellenza come il Centro Ottava (http://www.centrottava.it). Qui avremo un’aula molto grande, all’interno del centro, dove si svolgono tantissimi corsi di musica, e avremo modo di unire la nostra proposta didattica alla loro, creando una nuova idea di scuola che attualmente non esiste a Roma che fonda la musica tradizionale alle nuove tecnologie per la composizione e ai nuovi scenari dell’esibizione dal vivo

Uno degli intenti del Tour Music Fest è quello di aiutare gli artisti a crescere e diventare professionisti. In quest’ottica quali consigli ti senti di dare agli artisti che hai incontrato quest’anno?

Sento di dirgli di andare in profondità nelle cose, non fermarsi all’apparenza, e alla prima fascinazione che abbiamo quando vediamo un DJ in console. Dietro ad ogni successo c’è tanto impegno e dedizione e ad esempio fare un corso da DJ o da Produttori di Musica Elettronica, è solo un primo step. Fare il musicista o il DJ equivale ad essere un libero professionista, e l’approccio deve esser propositivo e costruttivo. Sono sempre più rari i magnate della musica che ti vengono a scovare e ti lanciano sul mercato, per questo consiglio sempre a tutti di non starsene a casa ad aspettare la telefonata del datore di lavoro, ma di rimboccarsi le maniche e diventare imprenditori di sé stessi.

 
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