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L\'IMPORTANZA DELLA PRESENZA SCENICA PER UN ARTISTA: INTERVISTA A GABRIELE GIORGI

La presenza scenica per un'artista è fondamentale se vuole essere efficace e catturare l'attenzione del pubblico durante un'esibizione live.

Per parlare dell'importanza di questo argomento abbiamo incontrato Gabriele Giorgi, Coach di presenza scenica ai Music Camp del Tour Music Fest, Vocal Coach e cantante professionista con migliaia di concerti alle spalle.

Ciao Gabriele, comincerei chiedendoti qule ruolo gioca l'artista e cosa deve essere in grado di trasmettere al pubblico durante un concerto?

Un concerto è un evento che si svolge con la partecipazione di due fattori attivi: artista sul palco, pubblico in sala. Il pubblico ha un ruolo determinante perché in grado di influenzare la performance di chi si trova sulla scena, ma risponde alle sollecitazioni che riceve dall'artista sul palco. Quindi il ruolo dell'artista, anzi tutto, è quello di agganciare e conservare l'attenzione del pubblico. Trasmettendo la propria identità, attraverso la voce, istinti interpretativi e linguaggio del corpo.

Quali sono i fattori che aiutano a determinare il successo di un'esibizione live?

La capacità dell'artista di "calarsi nella parte" è in grado di creare empatia con le persone presenti in sala. Per fare questo si dovrebbe essere liberi di pensare e di concentrarsi su ciò che si vuole trasmettere e questa libertà è data dalla consapevolezza di ciò che si va a fare. Per questo la preparazione è fondamentale. Assimilare i testi, sistemare le parti acute che ci spaventano, individuare una forma di respirazione che sia in grado di rilassarci, sono attività che vanno organizzate in studio e alle prove, creando una scaletta precisa dello show. Sul palco funziona la spontaneità e la personalità di un artista, quella vera, che viene fuori quando davvero si riesce a vivere a pieno l'emotività dell'impatto live.

Uno dei problemi più comuni quando si tratta di esibirsi dal vivo, sopratutto per gli artisti emergenti, è l'ansia da palcoscenico. In base alla tua grande esperienza, cosa consigli agli artisti che hanno questo problema?

Di accettare che la paura viene sul palco con noi. Non ci sono formule magiche che annullino l'ansia, perché quando un artista sale su un palco sa che prima della voce, della musica, delle canzoni, mette in mostra la propria identità, con le ispirazioni, le capacità e i talenti, ma anche con le proprie fragilità e le insicurezze che non restano nei camerini. Ma non si deve aver paura della paura stessa, al contrario consiglio sempre di non nascondere le proprie emozioni, il pubblico sa che non è facile stare sulla scena. Nascondere le proprie emozioni ci fa diventare freddi, meccanici, senza contatto visivo. Non c'è comunicazione e non si crea empatia. Palesare i propri sentimenti stabilisce un contatto umano che le persone sono in grado di riconoscere, sostenendolo e lasciandosi trasportare da esso. Questo rapporto può sbloccare molti meccanismi emotivi, sapendo che durante la performance, la paura presto cede il passo e ci lascia.

Quanto è importante l'influenza dei grandi artisti per creare la propria personalità scenica?

Moltissimo, soprattutto in fase di preparazione. Dobbiamo sviluppare ed alimentare la curiosità, ma è necessario osservare i grandi artisti in modo concentrato, cercando gli elementi distintivi che ne caratterizzano la personalità, arrivando presto alla conclusione che i grandi sono tali proprio per la loro unicità. Anche loro hanno avuto chi li ha influenzati, ma sono stati capaci di contestualizzare quelle stesse influenze sulla base della propria identità, creando qualcosa che prima non c'era. L'influenza è efficace quando incontra e si mescola con la personalità di chi la cerca.

Durante una performance live, l'interpretazione di un brano è importante quanto il linguaggio del corpo che il cantante mostra sul palco. In questo senso, quali sono le regole da seguire per essere sempre efficaci?

Concentrare le proprie capacità su ciò che si sta comunicando alimenta un linguaggio del corpo spontaneo e vero, che dice molto sull'individuo. Non esistono mosse che ci rendano efficaci sul palco a prescindere, ognuno ha un suo modo di gestire le emozioni attraverso gesti, sguardi, atteggiamenti. Inoltre il sound, il timing, i testi, hanno un ruolo centrale su ciò che percepiamo in termini di messaggio, quindi un'analisi di ciò che si propone e lo sviluppo di un'identità artistica nel corso del tempo influenzeranno la personalità scenica dell'artista stesso. Le interpretazioni e le rappresentazioni si determinano attraverso le esperienze e le consapevolezze. Più si è sicuri e preparati su ciò che si propone, più si è liberi di non pensarci quando ci si trova sul palco, potendo così puntare sul messaggio, sull'interpretazione alimentando quel circolo vizioso con il pubblico basato su comunicazione ed empatia.

Qual è la lezione più importante che cerchi di trasmettere agli artisti che partecipano ai Music Camp?

Che gli artisti devono puntare sulla propria personalità, che si impara a gestire e palesare sul palco anche affrontando le proprie fragilità, senza dimenticare mai le ragioni e le motivazioni che spingono a salire sulla scena, a scrivere canzoni, ad interpretare emozioni.

Ringraziamo Gabriele per la disponibilità e gli diamo appuntamento ai prossimi Music Camp in attesa dell'inizio della seconda Fase del Tour Music Fest che partirà da Palermo il prossimo 3 Ottobre.

 

 
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