Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati, nel corso del loro normale utilizzo, si avvalgono di cookie utili a migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni relative all'utilizzo del sito stesso. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo la pagina, cliccando su qualsiasi elemento o proseguendo la navigazione, acconsenti al loro utilizzo in conformità alla nostra Cookie Policy.
Informativa Cookie Policy
Accetto i cookies
content-top-1
content-top-2
content-top-3
message
component
INTERVISTA A MOGOL: CREDIBILITA\', FORMAZIONE E AUTOCRITICA

INTERVISTA A MOGOL: CREDIBILITA', FORMAZIONE E AUTOCRITICA

Lei ha lavorato con le più belle e straordinarie voci e con le più importanti band della storia della musica ed è stato definito il massimo autore italiano. Quali erano le possibilità di affermazione nell’ambito musicale italiano degli anni Sessanta?

Le possibilità di affermazione negli anni Sessanta erano sicuramente maggiori rispetto a quelle di oggi anche se il livello artistico era sicuramente minore.
Intendo dire dal punto di vista degli arrangiamenti e delle sonorità, rispetto a oggi bastava un’aria felice e la canzone o il progetto discografico si lanciavano da sé, mentre oggi i grandi problemi riguardano la promozione e la visibilità…negli anni Sessanta era molto più semplice riuscire a farsi ascoltare e quindi incidere un disco e promozionarlo su larga scala.

Cosa pensa del panorama musicale attuale?

Purtroppo i prodotti e le iniziative sono tante e, come dicevo prima, di una qualità di arrangiamenti decisamente superiore a quando ho cominciato io, ma il grande problema è l’omologazione e l’impossibilità di avere visibilità e promozione a prescindere da alcuni standard imposti. La musica si “adopera” e fruisce venti volte di più rispetto a quaranta anni fa e costa di meno, ma le necessità di mercato impongono l’adeguamento a prototipi e una promozione ristretta al genere di riferimento.
Il CET [ndr. Centro Europeo Toscolano, diretto e fondato da Mogol per formare nuove voci e nuovi musicisti e che assegnerà una borsa di studio all’interno del Tour Music Fest come Premio CET] è proprio un tentativo per arrestare o, per lo meno, limitare un processo di mercificazione della musica di ogni genere e, di conseguenza, del prodotto artistico.
Ormai alle case discografiche costa troppo lanciare un artista, a meno che non sia un fenomeno esplosivo, perché il processo è troppo lento per cui preferiscono adeguarsi alle cultura del marketing.

Quali prospettive vede per chi si affaccia in questo periodo nel mondo e nel mercato della musica italiana?
La maturità artistica si raggiunge solo attraverso la formazione, la sperimentazione sul palco, la voglia di mettersi in gioco e una promozione reale. Per questo ultimamente non si riscontrano nuovi grandi artisti, sono tutti nomi piccoli che stentano ad affermarsi e che spesso rimangono vincolati al loro mercato di riferimento senza un’ulteriore diffusione e possibilità di visibilità, sia per il rock che per la musica leggera.

E’ d’accordo con chi ritiene che per produrre e diffondere musica di qualità sia necessario rivolgersi al mercato estero?

La stessa situazione italiana si propone anche su scala europea perché è figlia del profitto e del marketing, ma l’artista o la band oggi si deve confrontare necessariamente con il mercato internazionale, per poter fare sperimentazione e crescere artisticamente. Anche per questo sono importanti le grandi vetrine nazionali, come il Tour Music Fest, per poter essere conosciuti anche in Europa.

A proposito di grandi vetrine, quanto spazio è riservato ai giovani emergenti?
Lo spazio riservato ai giovani emergenti è poco…è difficile avere visibilità, farsi conoscere e anche farsi ascoltare oltre il proprio circuito locale. Alla musica, attraverso la radio, è riservato ampio spazio, ma il mercato è frazionato.
Ciò che colpisce è il frazionamento dato dalla soggettività delle singole radio o delle singole manifestazioni, legate a un determinato ambiente artistico e musicale che impedisce una promozione e una visibilità totali e su larga scala che si tratti di pop, di rock, di progressive, di musica d’autore e così via.
Da questo punto di vista il Tour Music Fest - Festival nazionale della musica emergente- si rivolge a tutti i generi di musica e propone una giuria ampia in grado di giudicare senza parzialità i prodotti e i progetti validi.
Tutto ciò è molto importante e decisamente raro nel panorama musicale attuale troppo spesso legato a realtà ristrette e standardizzate.La validità del Tour Music Fest, inoltre, è anche quella di offrire realmente una formazione .
E’ la possibilità di vincere qualcosa che ha senso dal punto di vista promozionale e artistico come la borsa di studio al CET, la possibilità di seguire stage formativi gratuiti con esperti e la componente “visibilità” rappresentata dal tour promozionale; La formazione resta un fattore fondamentale. Inoltre il CET ha deciso di aprire una casa discografica, come in passato avevo fatto con la Numero Uno , che comprendeva nomi del calibro di Lucio Battisti,la PFM e Gianna Nannini spaziando quindi tra diversi generi e personalità musicali dal rock, con tutte le sue influenze, al pop –solo per citarne alcuni.

Quali sono le possibilità di affermazione per un giovane o per una band  emergente?
Deve mettersi alla prova, sperimentarsi, crearsi una cultura musicale e farsi conoscere. Formazione e promozione: le due parole d’ordine.

Quali sono le caratteristiche fondamentali che dovrebbe avere un giovane o una band emergente?
Una grande passione e la voglia di sperimentarsi e crescere.

Ma per affermarsi, secondo lei, conta più il talento o lo studio?
A questa domanda ha risposto anche Albert Einstein: “l’1% è l’ispirazione, il 99% la traspirazione” ossia il sudore, l’impegno. Anche Leonardo Da Vinci e tutti i grandi hanno risposto così a questa domanda. Il talento, la scintilla senza impegno e sudore non valgono nulla.Solo lo studio ti permette di diventare artisticamente imprevedibile. Bisogna ragionare sull’impegno, il sudore, i tempi lunghi…
Stanno iniziando le prime selezioni per la prima edizione del Tour Music Fest, concorso canoro e musicale alla quale lei e la sua scuola – Cet Music, Centro Europeo di Toscolano Università della Musica- collaborano e di cui lei sarà capo di una giuria composta da discografici e talent scout.

In un momento in cui tanti speculano sui sogni dei giovani artisti, perché ha scelto di essere il presidente di giuria proprio del TMF?
La possibilità di crescere e maturare artisticamente: ecco perché con il CET ho aderito al Tour Music Fest. L’unica garanzia di un artista è il suo impegno e la voglia di mettersi alla prova. Il talento lo devi far crescere e senza la cultura musicale non vale. Bisogna lavorare, coltivare la propria passione, avere una passione critica e autocritica, che si acquisisce solo mettendosi alla prova direttamente e ascoltando gli altri.

Perché un giovane dovrebbe partecipare al TMF?

Il Tour Music Fest è una delle poche manifestazioni musicali valide ed è organizzato in maniera professionale e offre la possibilità di una formazione reale o grandi possibilità promozionali: il Tour Music Fest offre entrambe.

Il TMF è un concorso canoro e musicale che si rivolge anche ai giovanissimi under 18, secondo lei quando è giusto iniziare a coltivare il proprio sogno di musica e il proprio talento?

Il talento si esprime in molte fasi, ma non è quello l’importante. Finchè non ci si mette alla prova non si può sapere quanta voglia di crescere artisticamente e quanta passione uno abbia.Finchè non ti metterai alla prova non saprai mai se ce la potrai fare…sono l’impegno, la voglia di sperimentarsi e lo studio  ad aprire le porte…

Tra tutti coloro che arriveranno alla finale del TMF 2017 lei ne sceglierà uno per seguirlo nel suo percorso formativo al CET. Quali saranno i suoi canoni di giudizio?

Andrò dove vedrò qualche scintilla. Dove vedrò segnali di originalità, qualcosa di diverso ma non gratuito e non il sogno di un successo immediato e frivolo, ma una reale passione e voglia di crescere.

Qual è la prima cosa che nota quando deve giudicare una band, un giovane interprete o cantautore? Cosa cerca nella nuova musica?

La sincerità, sicuramente la sincerità e la voglia di crescere.Nei giovani cerco la credibilità ciò che viene espresso e la possibilità che ciò che esprimono sia creduto e reale…sentito.

Cosa la spinge ancora dopo tanti anni e tante soddisfazioni ad appassionarsi ai giovani aspiranti interpreti e cantanti?

La musica serve a riscattare le persone, la cultura popolare…e la cultura popolare non può fallire! E’ questo che mi spinge ancora ad interessarmi all’argomento e a cercare nuove scintille anche partecipando ai lavori Tour Music Fest.

Ultima domanda: tre cose che servono per entrare nel mondo della musica e tre cose che non si devono fare..
Impegno, impegno e impegno. Ciò che non bisogna fare è considerare l’arte al livello di mestiere, lavorare con la musica per la voglia di realizzare qualcosa di bello. Preferisco un dilettante con la passione a un professionista che ha come obbiettivo il guadagno!

 
Share.
content-bottom